Caterina II di Russia: gli amanti, la vita sessuale e la leggenda che non muore
C’è una storia che circola su Caterina II di Russia che non è vera, secondo cui l’imperatrice morì durante un rapporto sessuale con un cavallo. È completamente falsa — Caterina morì di ictus nel suo bagno, il 17 novembre 1796, all’età di sessantasette anni, dopo trentaquattro anni di regno come sovrana assoluta del più grande impero del mondo.
La storia dello stallone fu inventata da uno pseudo-storico polacco all’inizio del Novecento, probabilmente come vendetta postuma per la spartizione della Polonia che Caterina aveva orchestrato. È la bugia più efficace mai raccontata su una donna di potere — così efficace che sopravvive ancora oggi, duecento anni dopo la morte della sua vittima.
Quello che è vero su Caterina è molto più interessante della bugia. Ed è anche molto più rivelatore di cosa succede quando una donna governa un impero con la stessa libertà con cui lo avrebbe governato un uomo.
Una principessa tedesca destinata alla Russia
Sofia Augusta Federica di Anhalt-Zerbst nasce nel 1729 a Stettino — oggi Polonia — in una famiglia aristocratica prussiana di rango minore. Ha quattordici anni quando sua madre la porta a San Pietroburgo perché la zarina Elisabetta ha bisogno di una moglie per suo nipote Pietro, erede al trono russo.
Il viaggio dalla Prussia alla Russia è un salto in un mondo completamente diverso. Sofia impara il russo, si converte all’ortodossia, cambia nome in Ekaterina — Caterina. Si adatta con una rapidità e una determinazione che dicono già tutto sul carattere che avrà da adulta.
Il problema è il marito. Pietro è, per usare le parole di Caterina stessa nelle sue memorie, “un bambino in un corpo d’uomo”. Gioca con i soldatini, si ubriaca, si circonda di amanti senza nemmeno la discrezione di nasconderle. È impotente — o almeno questa è la versione che circola a corte, supportata dal fatto che il matrimonio resta non consumato per anni. La zarina Elisabetta, preoccupata per la successione, prende lei stessa la decisione di trovare un amante per Caterina — il primo di molti.
Il primo amante e il primo figlio
Sergei Saltikov è un cortigiano bello, affascinante, e probabilmente padre di Paolo — il figlio che Caterina partorirà nel 1754 e che sarà ufficialmente riconosciuto come erede di Pietro. È una delle grandi ambiguità storiche della Russia imperiale: l’erede al trono degli zar era figlio di un cortigiano?
Non è una domanda a cui la storia sa rispondere con certezza. Quello che è certo è che dopo Paolo, Caterina non ha più bisogno di fingere. La successione è assicurata. Il matrimonio è una farsa che entrambi sopportano per ragioni politiche. E Caterina inizia a costruire la rete di alleanze — romantiche e politiche — che la porterà al potere.
Il colpo di stato e Grigorij Orlov
Grigorij Orlov è un ufficiale della Guardia Imperiale — fisicamente imponente, politicamente ambizioso, sessualmente insaziabile. Quando Elisabetta muore nel 1762 e Pietro sale al trono, Caterina capisce immediatamente che il tempo stringe. Suo marito sta già pianificando di ripudiarla per sposare la sua amante ufficiale.
Orlov e i suoi fratelli organizzano il colpo di stato. Pietro viene arrestato, firma l’abdicazione, e muore qualche settimana dopo in circostanze non del tutto chiare — forse per mano di uno degli Orlov, forse per cause naturali. Nessuno indaga troppo.
Il 2 settembre 1762, Caterina II sale al trono di tutte le Russie. Ha trentatré anni. Resterà imperatrice per trentaquattro anni, fino alla morte.
Orlov pensa di diventare il co-reggente — forse il marito. Caterina lo delude chiaramente. Lo ama, forse. Ha avuto con lui un figlio — Aleksej, tenuto segreto, cresciuto sotto falso nome. Ma il potere non si divide. Quando Orlov diventa troppo intraprendente nei suoi piani matrimoniali, Caterina gli risponde: “Amico mio, ti amo anch’io, ma se ci sposiamo, il destino di Pietro III ci aspetta.” Non si sposano. Restano insieme dodici anni, finché Caterina non trova qualcun altro.
Il sistema dei favoriti
A corte Caterina era nota come “la degustatrice di amanti”. Non è un insulto — è una descrizione del sistema che aveva costruito, con la stessa meticolosità con cui costruiva trattati diplomatici e riforme legislative.
Il sistema funzionava così: un candidato veniva presentato alla corte come potenziale favorito. Prima di essere ammesso nell’alcova imperiale, veniva sottoposto a una serie di verifiche. La più curiosa è quella della éprouveuse — letteralmente “colei che fa la prova”. Una dama di compagnia — il ruolo fu ricoperto notoriamente da Praskovya Bruce — testava personalmente le capacità amatoriali del candidato e riferiva le proprie impressioni all’imperatrice. Caterina decideva poi se costui avesse i requisiti per sollevare i sipari del talamo imperiale.
Una volta accettato, il favorito riceveva appartamenti nel palazzo, una rendita, titoli nobiliari, accesso ai circoli più potenti della corte. In cambio, era disponibile per l’imperatrice quando lei lo desiderava, si comportava con discrezione, e non avanzava pretese politiche.
Pur provando per loro una passione e un affetto sinceri, Caterina non gli permise mai di avvicinarsi al potere, e se doveva allontanarli per far posto a nuovi favoriti si assicurava di ricompensarli con titoli, incarichi e denaro.
Era crudele? In un senso, sì. Era diverso da quello che facevano i re con le loro amanti? In nessun senso.
Caterina II di Russia: gli amanti, in ordine
Per chi cerca i nomi — eccoli, nell’ordine in cui sono entrati nella vita dell’imperatrice.
Sergei Saltikov — il primo, intorno al 1752. Bellissimo, superficiale, probabilmente padre di Paolo. Sparì dalla sua vita quasi senza tracce.
Stanisław Poniatowski — diplomatico polacco, intellettuale raffinato. Caterina lo amò con una certa serietà. Lo ripagò in modo imperiale: quando salì al trono lo fece re di Polonia.
Grigorij Orlov — il colpo di stato, i dodici anni insieme, il figlio segreto Aleksej. Il più importante politicamente. Non il più amato.
Aleksandr Vasil’čikov — il passaggio tra Orlov e Potëmkin. Giovane, elegante, trattato secondo le stesse parole di Caterina “come un gigolò”. Usato e dimenticato.
Grigorij Potëmkin — il grande amore. Il matrimonio segreto. La Crimea. L’uomo che scelse i favoriti successivi della moglie. Morì nel 1791 e Caterina non si riprese mai completamente.
Ivan Rimsky-Korsakov — scelto da Potëmkin stesso. Giovane, bellissimo, musicale. Durò poco.
Aleksandr Dmitriev-Mamonov — si innamorò di una dama di corte mentre era favorito dell’imperatrice. Chiese perdono in ginocchio. Caterina li sposò lei stessa e li cacciò dalla capitale.
Platon Zubov — l’ultimo. Trentotto anni meno di lei. Entrò nell’alcova imperiale quando Caterina aveva sessanta anni e rimase fino alla fine. Aveva partecipato a tutti gli affari di stato ed era, di fatto, il secondo uomo dell’impero.
In totale, le fonti documentano tra ventuno e ventidue favoriti ufficiali nell’arco di quarant’anni di vita sessuale attiva. Nessun re europeo coevo fu mai contato con la stessa attenzione.
Grigorij Potëmkin — il grande amore
Tra tutti i favoriti, uno occupa un posto completamente diverso. Grigorij Potëmkin arriva nella vita di Caterina nel 1773 — un militare che si era già distinto nella guerra contro i turchi, un uomo di intelligenza politica straordinaria, un amante che per una volta sembra capire davvero con chi ha a che fare.
Nel 1775 organizzarono una cerimonia di nozze segreta. Il matrimonio segreto con Potëmkin è una delle storie più affascinanti della Russia imperiale — e una delle meno documentate. Alcuni storici lo considerano confermato, altri lo mettono in dubbio. Quello che è certo è che la loro relazione non finisce quando Potëmkin cessa di essere il favorito ufficiale. Rimane il consigliere più fidato, il generale più capace, l’uomo che conquista la Crimea per l’impero russo e la porta in visita a Caterina in un viaggio trionfale lungo il Dnepr.
I rapporti tra Potemkin e Caterina continuarono, secondo diverse fonti, fino alla morte di lui nel 1791. È Potëmkin stesso, paradossalmente, a scegliere i favoriti successivi di Caterina — uomini che lui giudica fisicamente adatti e politicamente innocui. È un accordo che a una mente contemporanea sembra incomprensibile. Per Caterina e Potëmkin aveva una logica precisa: la loro connessione era troppo importante per essere ridotta alla gelosia sessuale.
Il gabinetto erotico di Caterina II — storia o leggenda?
Si racconta che Caterina avesse fatto allestire nel palazzo imperiale un gabinetto erotico — una stanza interamente dedicata a oggetti e mobili a tema sessuale: sedute con braccioli scolpiti a forma di figure nude, orologi a pendolo di dimensioni e forme particolari, mobili retti da falli. Questo presunto gabinetto erotico di Caterina la Grande, conosciuto anche come “stanza dei piaceri” nella tradizione popolare, è diventato parte del mito dell’imperatrice quasi quanto la leggenda dello stallone.
La verità storica dietro il discusso boudoir è più sfumata di come viene tramandata. Un album fotografico del 1939 documenta l’esistenza di alcuni di questi oggetti prima che venissero probabilmente trafugati durante la Seconda guerra mondiale dai tedeschi. Che Caterina avesse un gusto per l’arte erotica è plausibile — era una collezionista appassionata in tutti i campi, e le stampe e gli oggetti a tema sessuale erano parte normale della cultura aristocratica europea del Settecento — la stessa cultura che, come racconta la nostra storia del corpo nudo nella pittura occidentale, non ha mai smesso di dipingere il desiderio. Che avesse trasformato un’intera stanza del palazzo in un gabinetto erotico permanente, con la sistematicità che la leggenda suggerisce, è probabilmente un’esagerazione costruita nel tempo — ma non priva di un nucleo di verità.
Come per Messalina, la sessualità di una donna di potere tende a essere amplificata, distorta e caricaturizzata da chi racconta la sua storia. Non perché il desiderio per l’arte erotica non ci fosse — c’era, abbondantemente — ma perché il sesso è il modo più efficace per ridurre una donna a un corpo e dimenticare tutto il resto.
Quello che le leggende oscurano
Caterina II ha trasformato la Russia. Ha costruito ospedali e scuole, ha riformato il sistema giudiziario ispirandosi a Montesquieu e Beccaria, ha fondato l’Accademia russa, ha corrisponduto con Voltaire e Diderot — l’Encyclopédie fu in parte finanziata con i suoi fondi. Ha ampliato l’impero verso il Mar Nero, ha annesso la Crimea, ha spartito la Polonia con Prussia e Austria.
È stata, per consenso quasi unanime degli storici, uno dei più grandi sovrani europei del Settecento — indipendentemente dal genere.
Ma il suo nome nella cultura popolare è associato principalmente allo stallone. E quando non allo stallone, agli amanti. Come se trentaquattro anni di governo straordinario fossero un dettaglio secondario rispetto alla vita sessuale di Caterina la Grande.
Nel 1774 scrisse a Potëmkin: “Dio sa che non è per immoralità. Se solo avessi potuto avere un marito in gioventù da poter amare, non avrei mai cambiato il mio atteggiamento nei suoi confronti. Ma il mio cuore non poteva riposare un’ora senza amore.“
È una confessione straordinariamente onesta. Caterina non si difende dalla propria sessualità — la spiega, la contestualizza, la rivendica come parte di quello che è. Una donna che aveva bisogno di amore e che aveva il potere di cercarlo senza chiedere permesso.
Nessun imperatore maschio della storia europea è stato giudicato principalmente per i suoi amanti. Caterina sì. Ed è esattamente questo che la sua storia ci dice — non su di lei, ma su di noi. È un meccanismo che non riguarda solo le sovrane: è accaduto lo stesso ad Anaïs Nin, la cui opera letteraria è rimasta a lungo in ombra rispetto al racconto della sua vita amorosa. E non riguarda solo le donne: anche Giacomo Casanova, grande scrittore del Settecento, sopravvive nella memoria collettiva solo come seduttore.
Lo stesso è accaduto a Tullia d’Aragona, poetessa e filosofa del Rinascimento ridotta dalla memoria al suo solo ruolo di cortigiana. Lo stesso vale per la veneziana Veronica Franco, poetessa e attivista ricordata quasi solo come amante di un re. E in Francia, un secolo dopo, sarebbe toccato a Ninon de Lenclos, libera pensatrice ridotta al ruolo di seduttrice.
Caterina nella cultura
La sua figura ha attraversato secoli di rappresentazioni — dal teatro settecentesco al cinema del Novecento fino alla serie HBO con Helen Mirren. Quasi sempre è la sessualità a dominare il racconto. Raramente è la statista.
Mae West, che avrebbe interpretato Caterina in uno spettacolo teatrale degli anni Quaranta intitolato Catherine Was Great, disse di lei: “Era la prima donna che si sia mai comportata come un uomo di successo.” È un complimento ambiguo — dice molto sulle aspettative che il Novecento aveva per le donne di potere. Ma cattura qualcosa di vero: Caterina non chiese permesso per fare quello che faceva. Non si scusò. Non nascose nulla.
E per questo, duecento anni dopo la sua morte, continuiamo a inventare storie su di lei.
Domande frequenti
Quanti amanti ha avuto Caterina la Grande? Le fonti documentano tra ventuno e ventidue favoriti ufficiali nell’arco di quarant’anni di vita sessuale attiva. Il primo fu Sergei Saltikov, intorno al 1752. L’ultimo fu Platon Zubov, che aveva trentotto anni meno di lei e rimase fino alla sua morte nel 1796.
È vero che Caterina la Grande morì con uno stallone? No. È una leggenda inventata da uno pseudo-storico polacco nel 1900, probabilmente per vendetta politica legata alla spartizione della Polonia. Caterina morì di ictus nel suo bagno il 17 novembre 1796.
Caterina si è davvero sposata segretamente con Potëmkin? Molti storici lo ritengono probabile. La cerimonia avvenne nel 1775, in segreto, e dalla relazione nacque probabilmente una figlia, Elisabetta Temkina, che però Caterina non riconobbe mai ufficialmente. Il matrimonio non è documentato con certezza assoluta ma è considerato attendibile dalla maggioranza degli storici.
Chi era l’éprouveuse di Caterina? La dama di compagnia Praskovya Bruce ricoprì questo ruolo — testava personalmente le capacità amatoriali dei potenziali favoriti prima che venissero presentati all’imperatrice. Era un incarico ufficioso ma largamente noto a corte.
La stanza dei piaceri di Caterina è mai esistita davvero? Probabilmente sì, almeno in parte. Un album fotografico del 1939 documenta oggetti erotici appartenuti alla zarina. La maggior parte di questi fu probabilmente trafugata dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. La versione più elaborata della stanza — con mobili retti da falli e sedie erotiche — è plausibile ma non completamente verificabile.
