Giacomo Casanova: la storia vera oltre il mito del seduttore
Il suo nome è diventato un sostantivo. Diciamo “è un casanova” e tutti capiscono: un uomo che colleziona donne, un seduttore di professione. È il destino più curioso che possa toccare a una persona reale — sopravvivere come luogo comune, ridotti a una sola parola che ne cancella tutte le altre.
Perché Giacomo Casanova, quello vero, fu molte cose prima di essere l’amante seriale del mito. E la più importante, quella per cui davvero conta ancora oggi, non ha nulla a che vedere con le camere da letto.
Un uomo del suo secolo, fino in fondo
Nasce a Venezia nel 1725, figlio di attori — e forse, secondo le voci, di un patrizio. Studia legge a Padova, si laurea giovanissimo, prende gli ordini religiosi minori. Sembra l’inizio di una carriera ecclesiastica ordinata. Non lo sarà mai. Casanova abbandona tutto e sceglie l’esistenza che lo renderà celebre: giocatore d’azzardo, violinista, avventuriero, spia, alchimista da salotto capace di convincere nobili creduloni di possedere segreti cabalistici.
Attraversa l’Europa intera come pochi altri nel Settecento. Conosce sovrani, filosofi, papi. È a suo agio nei palazzi come ai tavoli da gioco, e da entrambi ricava di che vivere, spesso ai margini della truffa. È, in un certo senso, l’incarnazione perfetta del suo secolo: mobile, curioso, spregiudicato, affamato di esperienza. Un uomo che ha fatto della propria vita un’opera, molto prima di scriverla.
La fuga che lo rese leggenda
Nel luglio del 1755 gli inquisitori veneziani lo arrestano. L’accusa ufficiale è oltraggio alla religione, ma dietro ci sono le sue frequentazioni scomode, la massoneria, i nemici che si era fatto. Lo rinchiudono nei Piombi, le celle sotto il tetto di piombo del Palazzo Ducale — roventi d’estate, ritenute inespugnabili. La condanna è a cinque anni.
Casanova non ci sta. Per mesi organizza l’impossibile, e nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre 1756, insieme a un altro prigioniero, il monaco Marino Balbi, buca il soffitto, sale sul tetto del palazzo, si cala all’interno e — ingannando un custode con una faccia tosta magnifica — esce dalla porta principale e sparisce in gondola. Nessuno era mai evaso dai Piombi.
Quella fuga lo trasformò in una celebrità europea. Tutti volevano sentirsela raccontare, al punto che decenni dopo la mise per iscritto, «stanco di raccontarla a voce». Ne uscì il primo vero best seller della storia editoriale moderna. Ma era solo l’antipasto dell’opera che lo avrebbe reso immortale.
Lo scrittore nascosto dietro il seduttore
Vecchio, malinconico, isolato come bibliotecario nel castello di Dux in Boemia — un impiego che gli dava da vivere ma lo condannava alla lontananza dal mondo che aveva amato — Casanova iniziò a scrivere, in francese, la sua vita. Nacque così Histoire de ma vie, dodici volumi, migliaia di pagine. Non un semplice catalogo di conquiste, ma un affresco straordinario della società europea del Settecento: costumi, viaggi, tavoli da gioco, corti, miserie e splendori di un’epoca, osservati da uno che c’era stato dentro fino al collo.
È questo il Casanova che conta. Non il seduttore, ma il testimone. Uno scrittore capace di guardare sé stesso senza pietà — «dice male anche di sé stesso», osservò Alfred de Musset — e di restituire un secolo con una vivacità che nessun trattato storico eguaglia. Le sue memorie sono oggi una fonte preziosa proprio perché non voleva essere una fonte: voleva solo raccontarsi, e nel farlo ha fotografato un mondo intero.
Due secoli prima di lui, alla corte di Francia, un altro cronista aveva fatto qualcosa di simile con i pettegolezzi erotici dell’aristocrazia: ne parliamo nell’articolo su Brantôme e Le Dame Galanti.
Il manoscritto ebbe una sorte quasi romanzesca quanto la sua fuga. Rimasto per oltre un secolo in mani private e pubblicato solo in versioni censurate e manomesse, il testo integrale e originale arrivò al pubblico solo tra il 1960 e il 1962. Nel 2010 la Bibliothèque nationale di Francia acquistò il manoscritto autografo per sette milioni di euro — la cifra più alta mai spesa per un manoscritto. Il libertino povero e dimenticato era diventato un tesoro nazionale.
Il mito, e il suo lato oscuro
Resta la questione del seduttore, che non si può eludere. Casanova raccontò moltissime relazioni, e lo fece rivendicando spesso una reciprocità del piacere, un’attenzione al desiderio femminile che per il suo tempo era inusuale. Alcune letture femministe gli hanno riconosciuto questo: una sensibilità verso l’autonomia delle donne che molti suoi contemporanei non avevano.
Ma sarebbe disonesto fermarsi qui. Le stesse memorie contengono episodi che uno sguardo contemporaneo non può leggere come “avventure”: rapporti segnati da squilibri di potere enormi, relazioni con ragazzine, situazioni in cui il confine del consenso, per come lo intendiamo oggi, semplicemente non esiste. Il mito del grande amatore ha a lungo nascosto tutto questo sotto la patina dell’eleganza settecentesca. Raccontare il Casanova reale significa tenere insieme le due cose: l’osservatore geniale del desiderio e l’uomo di un’epoca in cui il potere maschile non conosceva quasi limiti.
È lo stesso nodo che attraversa altre grandi vite erotiche del passato come quella di Messalina: figure che la storia ha trasformato in simboli — di lussuria, di potere, di libertà — appiattendo la complessità reale delle loro esistenze. E come accade per Caterina II di Russia, ricordata per i suoi amanti più che per i decenni di governo, anche Casanova è vittima di una memoria che sceglie il dettaglio piccante e dimentica il resto. Un destino simile toccò a Tullia d’Aragona, la cortigiana del Rinascimento ricordata più per il mestiere che per il suo pensiero di poetessa e filosofa. Un destino condiviso con la veneziana Veronica Franco.
Perché leggerlo ancora
Casanova muore nel 1798, a Dux, lontano dalla sua Venezia, convinto di essere un fallito. Non poteva sapere che il suo nome sarebbe sopravvissuto a re e imperatori suoi contemporanei. La beffa è che è sopravvissuto per la ragione sbagliata: come etichetta per uomini che gli somigliano solo nella caricatura.
Il vero Casanova sta nelle sue pagine, ed è molto più interessante del sostantivo che è diventato. È uno dei grandi memorialisti della letteratura europea, un maestro nel raccontare il desiderio come parte della vita e non come sua ossessione. Chi ama la letteratura che mette al centro l’eros senza volgarità troverà in lui un antenato illustre. A patto di dimenticare, per un momento, tutto quello che crede di sapere su di lui.
Domande frequenti
Casanova è un personaggio reale o inventato?
Reale. Giacomo Casanova visse dal 1725 al 1798, nato a Venezia. Fu avventuriero, scrittore, giocatore e diplomatico, e lasciò una monumentale autobiografia che è una delle fonti più preziose sulla società europea del Settecento.
Perché Casanova è famoso?
Nell’immaginario comune per le sue numerose relazioni amorose, tanto che il suo nome è diventato sinonimo di seduttore. In realtà la sua importanza vera è letteraria: le sue memorie, Histoire de ma vie, sono un capolavoro e un documento storico straordinario. È celebre anche per la rocambolesca fuga dalla prigione dei Piombi.
Cos’è la fuga dai Piombi?
Nel 1756 Casanova evase dalla prigione veneziana dei Piombi, ritenuta inespugnabile, insieme al monaco Marino Balbi, bucando il soffitto e calandosi dal tetto del Palazzo Ducale. L’impresa lo rese celebre in tutta Europa e ne scrisse un resoconto che fu un enorme successo editoriale.
Cosa raccontano davvero le memorie di Casanova?
Molto più delle sue conquiste amorose: viaggi in tutta Europa, incontri con sovrani e filosofi, il gioco d’azzardo, i costumi e le contraddizioni del Settecento. Sono un affresco vivissimo dell’epoca, oggi considerato una fonte storica e un’opera letteraria di primo piano.
Marta Veneziani scrive di cultura erotica per La Stanza Rossa. Si occupa di come l’arte, la letteratura e la storia hanno raccontato il desiderio — e di quanto spesso lo abbiano frainteso.
