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Per Lei

Masturbazione femminile: storia di un tabù (e perché fa bene)

Mario Esposito 9 min di lettura 1 Ottobre 2026

Nel 1994 la dottoressa Joycelyn Elders, massima autorità sanitaria degli Stati Uniti, osò dire in pubblico una cosa ovvia: che la masturbazione fa parte della sessualità umana e andrebbe nominata nell’educazione sessuale. Fu costretta a dimettersi nel giro di pochi giorni. Se questo accadeva trent’anni fa a una delle donne più autorevoli del mondo, si capisce quanto a lungo e quanto in profondità la cultura abbia reso difficile anche solo parlare di autoerotismo, e in particolare di quello femminile.

Perché la masturbazione femminile è stata guardata con sospetto per secoli, mentre quella maschile veniva tollerata come cosa normale? E perché, alla luce di quello che oggi sappiamo, è invece una pratica sana e persino benefica? Proviamo a rispondere partendo dalla storia, che spiega molto del disagio che ancora circonda il tema.

Una storia di sospetto: perché è stata vista male

La parola stessa racconta un pregiudizio. “Masturbazione” deriva, secondo l’etimologia più diffusa, dal latino manus (mano) e turbare (agitare, turbare): già nel nome c’è l’idea di qualcosa che “turba”. Eppure non è sempre stato così.

Nell’antichità l’autoerotismo era considerato naturale. Nell’antica Grecia, dove non esisteva la nozione cristiana di peccato, la sessualità veniva vissuta come un’attività sana, e raffigurazioni e testi antichi documentano pratiche masturbatorie senza particolare condanna. Lo stesso spirito si ritrova nei lupanari dell’antica Roma, dove la sessualità era parte riconosciuta e alla luce del sole della vita cittadina. Il problema nasce dopo, con l’avvento di una morale che lega la sessualità alla sola procreazione.

La svolta decisiva arriva con il pensiero cristiano: Sant’Agostino classifica la masturbazione come peccato contro natura, perché sterile, fine a sé stessa, slegata dalla riproduzione. Da lì in poi, per oltre un millennio, l’autoerotismo diventa colpa, e nei secoli successivi alla condanna religiosa si aggiunge quella pseudo-medica, con l’Ottocento che arriva a descrivere la masturbazione come causa di ogni malattia immaginabile.

Curiosamente, un equivoco contribuì in parte a proteggere il piacere femminile dalla repressione totale: per molto tempo si credette, erroneamente, che l’orgasmo della donna fosse necessario o utile al concepimento. Una convinzione sbagliata, ma che per secoli diede al piacere femminile una sorta di giustificazione “funzionale”.

Il doppio standard: lei e lui non sono stati trattati allo stesso modo

C’è un punto che distingue nettamente la storia della masturbazione femminile da quella maschile, ed è il cuore della questione. Per una serie di ragioni storiche, sociali e religiose, l’autoerotismo maschile è stato a lungo considerato una consuetudine quasi inevitabile, uno “sfogo” naturale della gioventù. Quello femminile, invece, è stato nascosto, negato, circondato da un alone di mistero e di malizia.

La ragione è la stessa che percorre tutta la storia della sessualità femminile: l’idea che la donna dovesse essere oggetto del desiderio altrui, non soggetto di un desiderio proprio. Una donna che si dà piacere da sola non ha bisogno di nessuno, e questa autonomia, in una cultura costruita sul controllo della sessualità femminile, risultava inaccettabile. Lo stigma, insomma, non riguardava davvero la pratica in sé, ma l’autonomia del desiderio che essa rappresentava.

È uno strascico che non si è ancora del tutto esaurito: la vergogna resta oggi uno degli ostacoli principali, e spesso affonda le radici nell’educazione ricevuta da bambine, quando si formano le prime percezioni della sessualità.

Quello che la cultura reprimeva, la letteratura lo raccontava

C’è un rovescio affascinante di questa storia di repressione, e si trova nei libri. Mentre la morale ufficiale condannava e nascondeva, la letteratura libertina clandestina del Settecento parlava del piacere femminile solitario con una libertà sorprendente, proprio perché viveva ai margini, fuori dal controllo delle istituzioni.

In questi romanzi compaiono con naturalezza scene di autoerotismo femminile, spesso con l’uso del godemiché, l’antico termine francese che indicava il fallo artificiale, l’antenato dei moderni sex toy. E non è un dettaglio secondario che molti di questi testi ambientino le loro vicende nei conventi: la clausura femminile diventava, nelle pagine dei libertini, il teatro perfetto per mettere in scena il contrasto tra i bisogni naturali del corpo e i precetti religiosi che li negavano. Opere come Dom Bougre o Suor Monika usavano proprio quel cortocircuito, la monaca che scopre il piacere dietro le mura che dovrebbero reprimerlo, come motore narrativo e come critica sociale.

È una testimonianza preziosa: dimostra che il desiderio femminile e la sua espressione solitaria sono sempre esistiti, documentati e raccontati, anche quando la cultura dominante faceva finta che non esistessero. La repressione copriva la superficie, ma sotto il piacere continuava a esistere, e qualcuno aveva il coraggio di scriverlo.

Perché fa bene: i benefici reali

Oggi la scienza ha ribaltato completamente la vecchia condanna. L’autoerotismo femminile non solo non fa male, ma porta benefici concreti, documentati, sia fisici che psicologici.

Sul corpo: l’orgasmo rilascia endorfine e dopamina, che riducono lo stress e migliorano l’umore. La masturbazione può alleviare i dolori mestruali e l’emicrania, grazie al rilascio di endorfine e al miglioramento della circolazione nella zona pelvica. Favorisce la salute del pavimento pelvico e dei tessuti genitali, mantenendone elasticità e vitalità, e stimola la lubrificazione. Molte donne la trovano un valido aiuto anche per conciliare il sonno.

Sulla mente: è uno strumento potente di conoscenza di sé. Esplorare il proprio corpo, scoprire cosa dà piacere e cosa no, è il modo più diretto per imparare la propria mappa del piacere, un sapere che poi si può portare nella sessualità di coppia, comunicando meglio i propri desideri. Non a caso la masturbazione è usata in sessuologia come strumento terapeutico per molte difficoltà legate all’orgasmo. E sul piano psicologico c’è una dimensione di autonomia e autostima: vivere il proprio piacere come un diritto, senza doverlo mediare attraverso nessun altro.

Lontano dall’essere un ripiego “in mancanza di meglio”, l’autoerotismo e la sessualità di coppia non si escludono: si completano. Una donna che conosce il proprio corpo vive rapporti più appaganti, non meno.

Come si pratica, in breve

Non esiste un modo “giusto”: ogni donna scopre il proprio, e la varietà è enorme. Qui ci limitiamo alle direzioni principali, mentre nella guida pratica dedicata le approfondiamo una per una, con anatomia e consigli concreti.

La stimolazione clitoridea è, per la maggior parte delle donne, la via principale all’orgasmo. A questa si affiancano la stimolazione vaginale e interna, l’uso dei sex toy e la fantasia. Sono le direzioni di base: le tecniche concrete, l’anatomia del piacere e i consigli pratici li trovi nella guida dedicata. Un’altra via alla conoscenza del proprio corpo, fatta di lentezza e consapevolezza, è il massaggio yoni.

La stimolazione vaginale, interna, e quella di zone come il punto G offrono sensazioni diverse, che alcune donne prediligono e altre combinano con quella clitoridea. L’esplorazione combinata, del resto, è spesso la più appagante.

Poi ci sono i sex toy, i discendenti moderni di quel godemiché letterario: vibratori, stimolatori clitoridei, succhiaclitoride, ognuno pensato per un tipo di stimolazione. Non sostituiscono le mani, le affiancano, ampliando il ventaglio delle sensazioni. E c’è, infine, la fantasia: il cervello è il primo organo sessuale, e l’immaginazione erotica è parte integrante dell’esperienza, spesso più importante della tecnica.

La stimolazione vaginale, interna, e quella di zone come il punto G offrono sensazioni diverse, che alcune donne prediligono e altre combinano con quella clitoridea. L’esplorazione combinata, del resto, è spesso la più appagante.

Poi ci sono i sex toy, i discendenti moderni di quel godemiché letterario: vibratori, stimolatori clitoridei, succhiaclitoride, ognuno pensato per un tipo di stimolazione. Non sostituiscono le mani, le affiancano, ampliando il ventaglio delle sensazioni. E c’è, infine, la fantasia: il cervello è il primo organo sessuale, e l’immaginazione erotica è parte integrante dell’esperienza, spesso più importante della tecnica.

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Poi ci sono i sex toy, i discendenti moderni di quel godemiché letterario: vibratori, stimolatori clitoridei, succhiaclitoride, ognuno pensato per un tipo di stimolazione. Non sostituiscono le mani, le affiancano, ampliando il ventaglio delle sensazioni. E c’è, infine, la fantasia: il cervello è il primo organo sessuale, e l’immaginazione erotica è parte integrante dell’esperienza, spesso più importante della tecnica.

Una sola raccomandazione pratica, al di là delle tecniche: l’atmosfera conta. Crearsi il tempo, lo spazio e la tranquillità giusti, senza fretta e senza il senso di dover “sbrigare”, è ciò che trasforma l’autoerotismo da scarico meccanico a vera esperienza di piacere e di ascolto di sé.

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Liberarsi dalla vergogna

Resta l’ostacolo più grande, che non è tecnico ma culturale: il senso di colpa. Dopo secoli di condanna, molte donne provano ancora un disagio difficile da nominare, l’eco lontana di quell’educazione che associava il piacere femminile a qualcosa di sporco o sbagliato.

Conoscere la storia di questo stigma, capire che non ha fondamento e che nasce dal controllo sulla sessualità femminile più che da una reale ragione, è già un modo per smontarlo. L’autoerotismo è naturale, diffuso, benefico e, soprattutto, è un diritto. La vera notizia non è che faccia bene, ma che per troppo tempo ci sia stato detto il contrario.

Domande frequenti

La masturbazione femminile fa bene alla salute?

Sì. Rilascia endorfine e dopamina che riducono lo stress e migliorano l’umore, può alleviare dolori mestruali ed emicrania, favorisce la salute del pavimento pelvico e la lubrificazione, e aiuta il sonno. Sul piano psicologico migliora la conoscenza di sé e l’autostima. È una pratica naturale e benefica, non dannosa.

Perché la masturbazione femminile è ancora un tabù?

Per ragioni storiche, religiose e culturali che per secoli hanno represso la sessualità femminile, condannandone l’autonomia. A differenza di quella maschile, tollerata come naturale, la masturbazione femminile è stata nascosta perché rappresentava un desiderio della donna indipendente dall’uomo. Lo strascico di quella vergogna persiste ancora oggi.

Masturbarsi riduce il piacere nella coppia?

No, è il contrario. Autoerotismo e sessualità di coppia si completano: conoscere il proprio corpo e la propria mappa del piacere aiuta a comunicare meglio i desideri al partner e a vivere rapporti più appaganti. La masturbazione è uno strumento di conoscenza di sé, non un sostituto dell’intimità.

Qual è il modo giusto di masturbarsi?

Non esiste un modo giusto: ogni donna scopre il proprio. Le vie principali sono la stimolazione clitoridea (la più comune), quella vaginale e interna, l’uso di sex toy e la fantasia. Contano l’esplorazione senza fretta, l’ascolto delle proprie reazioni e un’atmosfera rilassata.

Mario Esposito scrive di cultura erotica, letteratura libertina e psicologia della sessualità per La Stanza Rossa. Il suo approccio tiene insieme rigore e curiosità, senza morbosità e senza moralismo.

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Mario Esposito

Mario Esposito scrive di cultura erotica, letteratura libertina e psicologia della sessualità con un approccio che tiene insieme rigore e curiosità. Viene dal mondo del content writing per settori regolamentati, dove ha imparato che gli argomenti scomodi si trattano meglio con precisione che con imbarazzo. Su sessualità ed erotismo è convinto di una cosa sola: che se ne possa parlare sul serio, senza la morbosità di certi siti e senza il moralismo di certi altri. Cura gli approfondimenti in cui contano le fonti e lo sguardo d'insieme.