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Cultura Erotica

Brantôme e Le Dame Galanti: il primo cronista dell’eros di corte

Marta Veneziani 7 min di lettura 30 Luglio 2026

Se cercate “Le Dame Galanti” online, trovate solo librerie che vi vendono il libro. Nessuno vi racconta chi fosse l’uomo che lo scrisse: un abate mancato, un soldato senza gloria, un cortigiano deluso che, immobilizzato a letto per quattro anni dopo una caduta da cavallo, si mise a dettare al suo segretario tutti i pettegolezzi sessuali che aveva raccolto in una vita a corte.

Pierre de Bourdeille, signore di Brantôme, è per certi versi il primo cronista mondano della storia: qualcuno che mise per iscritto, senza moralismo e con gusto, ciò che l’aristocrazia francese del Cinquecento faceva sotto le lenzuola. Vale la pena conoscerlo, perché è uno di quegli autori che la storia della letteratura ha tenuto per secoli nello scaffale nascosto.

Chi era Brantôme: il cortigiano che divenne cronista

Nato intorno al 1540 in Périgord da famiglia nobile, Brantôme ricevette in dono da Enrico II l’abbazia di Brantôme come ricompensa per la morte del fratello in battaglia. Da qui il nome con cui è passato alla storia. Ma fu un abate solo di nome, laico e mondano: la sua vita fu quella del cortigiano viaggiatore, sempre vicino alla corte dei Valois, mai davvero fortunato né nelle armi né nelle grazie dei potenti.

La svolta, paradossalmente, fu una disgrazia. Verso la fine del 1583 una caduta da cavallo gli spezzò la schiena e lo costrinse a letto, “storpio e paralizzato”, per quattro anni nel suo castello. È lì, nell’immobilità forzata, che nacque lo scrittore: dettò al segretario una mole impressionante di ricordi, oltre quattromila pagine. Non potendo più vivere la corte, la riscrisse.

È lo stesso meccanismo che, due secoli dopo, avrebbe animato un altro grande cronista del desiderio: quel Giacomo Casanova che, vecchio e dimenticato, trasformò la memoria delle proprie avventure in letteratura.

Le Dame Galanti: il gossip di corte del Cinquecento

L’opera che ha reso Brantôme celebre e scandaloso è Le Dame Galanti (in francese Vies des dames galantes), la seconda parte di un dittico dedicato alle donne: il primo libro trattava le dame illustri, il secondo, appunto, le galanti.

Cos’è, in concreto? Una monumentale raccolta di aneddoti licenziosi sulla vita amorosa della corte di Francia: tradimenti, astuzie femminili, vanterie erotiche, amori clandestini, raccontati con un’arguzia feroce e un realismo che nessuno, all’epoca, osava mettere su carta. Brantôme avvolge i protagonisti in un prudente anonimato, ma dietro ogni storia c’è un personaggio reale della corte dei Valois, che gli studiosi hanno poi in gran parte identificato.

Il tono è quello del pettegolezzo colto: non un trattato, non un romanzo, ma una cronaca mondana ante litteram, dove l’alterigia aristocratica e la sordidezza si mescolano di continuo. È questo a renderlo un documento unico: attraverso quelle storie piccanti scorgiamo la morale gaudente e godereccia di un’epoca intera.

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Brantôme scrittore erotico? La verità sulle sue opere

Qui va fatta una precisazione onesta, perché la fama di “scrittore erotico” è al tempo stesso vera e fuorviante. Brantôme non fu un autore di sola materia erotica: fu soprattutto un cronista di corte a tutto campo.

La sua opera comprende le Vite degli uomini illustri e grandi capitani (biografie militari e politiche), le Rodomontades espagnoles sui modi di dire spagnoli, e le due opere sulle dame. L’erotismo, quello per cui è ricordato, è concentrato quasi interamente nelle Dame Galanti: il resto è cronaca storica e militare. Definirlo “scrittore erotico” senza specificarlo è impreciso. È più esatto dire che fu un memorialista di corte la cui opera più famosa, e più a lungo proibita, ha per oggetto il sesso e l’amore dell’aristocrazia.

Questa distinzione lo apparenta a un altro grande “sdoganato” della letteratura erotica: Restif de la Bretonne, anch’egli cronista prima che pornografo. E lo distingue nettamente da chi, come Sade, fece invece della trasgressione sessuale il cuore assoluto della propria opera.

Le corna, le dame e il cuckolding

C’è un tema che attraversa le Dame Galanti più di ogni altro, ed è sorprendentemente attuale: il tradimento femminile e le corna. Brantôme vi dedica pagine intere, con un divertimento che non nasconde.

Sua è una delle immagini più celebri sul tema: se tutti i cornuti e le donne che li hanno resi tali si tenessero per mano formando un cerchio, scriveva, questo basterebbe a circondare metà della Terra. E introduce il suo lungo discorso sul tema notando che sono le donne, in fondo, ad “aver creato le corna” e a fare cornuti gli uomini.

È notevole quanto questo sguardo cinquecentesco anticipi temi che la cultura erotica affronta ancora oggi. Il fascino ambiguo del tradimento, il desiderio femminile come forza che sfugge al controllo maschile, persino le radici di quello che oggi chiamiamo cuckolding: Brantôme li osservava già, con lo stesso misto di scandalo e attrazione, quattro secoli fa. Non a caso, quella che oggi chiamiamo fantasia hotwife ha radici antiche proprio in questo tipo di immaginario.

Da libro proibito a classico: la traduzione di Savinio

Per secoli le Dame Galanti sono rimaste confinate nelle collane dei “classici galanti e osceni”, quei cataloghi appartati che circolavano quasi di nascosto. La loro riabilitazione, in Italia, ha un nome preciso: Alberto Savinio.

Fu lui, nel 1937, a tradurre l’opera con l’intento dichiarato di strapparla alla “nefasta fama” del libro clandestino e darle la veste nobile del classico. Come scrisse presentando la sua versione, il modo migliore per liberare queste opere belle e meritevoli era divulgarle apertamente, non più sotto il velo del proibito. E funzionò: a distanza di quattro secoli, Brantôme è finalmente passato dallo scaffale nascosto a quello dei classici a pieno titolo, oggi pubblicato da editori come Adelphi.

È una parabola che dice molto su come cambia, nel tempo, ciò che una società considera osceno. Lo stesso testo che una generazione nasconde, un’altra lo studia come documento prezioso. La sessualità, anche in letteratura, non è mai stata solo una questione di gusto: è sempre stata una questione di sguardo.

Perché leggerlo ancora oggi

Brantôme morì nel 1614, e le sue opere furono pubblicate solo mezzo secolo dopo la sua morte, tra il 1665 e il 1666. Oggi il testo è persino di pubblico dominio, e la sua lettura resta sorprendentemente viva.

Non lo si legge per eccitarsi, va detto: gli aneddoti sono più arguti che espliciti, e lo sguardo è quello del cronista divertito, non del provocatore. Lo si legge per la stessa ragione per cui si legge un grande diario: perché restituisce, senza filtri moralistici, la verità di un’epoca sul desiderio, il sesso e il potere. In un tempo che sapeva solo condannare o tacere, Brantôme scelse di raccontare. Ed è un gesto che, ancora oggi, vale la pena ricordare.

Domande frequenti

Chi era Brantôme?

Pierre de Bourdeille, signore di Brantôme (circa 1540-1614), fu un cortigiano, soldato e scrittore francese, vicino alla corte dei Valois. Divenne cronista dopo una caduta da cavallo che lo immobilizzò per anni, durante i quali dettò le sue memorie, oltre quattromila pagine.

Cosa sono Le Dame Galanti?

Sono l’opera più celebre di Brantôme: una raccolta di aneddoti sulla vita amorosa e sessuale della corte di Francia del Cinquecento. Tradimenti, astuzie e vanterie erotiche raccontati con arguzia, tanto da diventare un classico della letteratura libertina francese.

Brantôme era davvero uno scrittore erotico?

Solo in parte. Fu soprattutto un cronista di corte che scrisse anche biografie militari e politiche. L’erotismo è concentrato quasi tutto nelle Dame Galanti: è più corretto definirlo un memorialista la cui opera più famosa ha per tema il sesso dell’aristocrazia.

Dove si può leggere Le Dame Galanti in italiano?

L’opera è disponibile in italiano soprattutto nella storica traduzione di Alberto Savinio del 1937, ripubblicata da Adelphi. Essendo un testo antico, alcune edizioni e la traduzione di Savinio sono oggi anche di pubblico dominio.

Marta Veneziani scrive di cultura erotica per La Stanza Rossa. Si occupa di come l’arte, la letteratura e la storia hanno raccontato il desiderio, e di quanto spesso lo abbiano frainteso.

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Marta Veneziani

Critica culturale con vent'anni di letture sull'erotismo come fenomeno letterario, artistico e storico. Legge in italiano, inglese e francese e trova il filo erotico ovunque — in un romanzo premio Booker, in una stampa giapponese del Settecento, in un film di Rohmer. Scrive di letteratura, fotografia, cinema e storia dell'erotismo con la stessa serietà con cui si scrive di qualsiasi altra forma di cultura. Non si prende troppo sul serio — che è l'unico modo per scrivere di sesso in modo davvero serio.