Restif de la Bretonne: l’uomo che inventò la “pornografia”
Ogni volta che qualcuno pronuncia la parola “pornografia”, cita senza saperlo un oscuro scrittore francese del Settecento. Fu lui a inventarla, quella parola, nel 1769. E la beffa della storia è che intendeva qualcosa di quasi opposto a ciò che oggi significa.
Nicolas-Edme Rétif, che tutti conoscono come Restif de la Bretonne, è una di quelle figure che la storia della letteratura tiene in un cassetto laterale: troppo scomodo per il canone, troppo importante per dimenticarlo del tutto. Fu uno degli autori più prolifici del suo secolo e uno dei più singolari, capace di passare dalla pornografia alla riforma sociale, dalla cronaca notturna all’autobiografia più impudica. Vale la pena conoscerlo davvero.
Il contadino che diventò cronista di Parigi
Nato nel 1734 in Borgogna, Restif era figlio di contadini benestanti. Ricevette un’educazione religiosa rigida, di stampo giansenista, ma la sua indole ribelle e la passione precoce per le donne spinsero la famiglia a indirizzarlo verso un mestiere pratico: il tipografo. È un dettaglio non secondario, perché Restif imparò a comporre i caratteri prima ancora di diventare scrittore, e per gran parte della carriera stampò da sé i propri libri, componendo il testo direttamente in tipografia, spesso senza manoscritto, inventando mentre montava le lettere.
Trasferitosi a Parigi, divenne una figura notturna della città. Camminava per ore nelle strade, osservava, annotava. Lo chiamavano “lo spettatore notturno”, ed è forse la definizione che gli calza meglio: un uomo che guardava. Da quelle camminate nacque una delle sue opere più celebri, di cui parleremo, ma soprattutto nacque il suo sguardo particolare, capace di posarsi sulle persone comuni con un’attenzione che la letteratura “alta” riservava di solito solo ai nobili.
La sua produzione fu mostruosa per quantità: oltre duecento volumi. Un grafomane, lo definirono, e non a torto. Romanzi, autobiografie, novelle, progetti di riforma, opere teatrali mai rappresentate. Perpetuamente a corto di denaro, morì in miseria, ma non smise mai di scrivere e di stampare.
La parola che inventò, e cosa voleva dire davvero
Nel 1769 Restif pubblica Le Pornographe. Il titolo mette insieme due parole greche: pórnē, prostituta, e graphḗ, scrittura. Letteralmente: “colui che scrive delle prostitute”. È la prima volta che quel termine compare nel senso moderno, ed è per questo che a Restif si attribuisce l’invenzione della parola “pornografia”.
Ma ecco il rovesciamento che rende la sua storia così interessante. Le Pornographe non è affatto un libro osceno. È un trattato di riforma sociale: un progetto, serissimo nelle intenzioni, per regolamentare la prostituzione attraverso case controllate dallo Stato, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la salute e la dignità delle donne che la esercitavano. Restif si occupava del loro benessere, delle loro condizioni di vita, del posto che occupavano nella società.
La sua “pornografia”, insomma, era più vicina alla sociologia e alla cronaca che all’eccitazione. Fu solo nel secolo successivo che la parola scivolò verso il significato che ha oggi, la rappresentazione esplicita del sesso, perdendo per strada l’intento riformatore dell’uomo che l’aveva coniata. Chi usa quel termine oggi maneggia, senza saperlo, il fossile di un’idea molto diversa.
Il piede, la scarpa, e un feticismo che porta il suo nome
C’è un altro motivo per cui Restif è entrato nella storia della sessualità, e stavolta riguarda la sua vita privata più intima. Era un feticista dei piedi e delle scarpe femminili, uno dei primi di cui la storia ci abbia lasciato testimonianza dettagliata e consapevole.
La sua ossessione era così nota e così documentata nei suoi scritti che il feticismo del piede prese, in suo onore, il nome di retifismo. Lui stesso raccontò che alcuni dei suoi grandi amori erano nati proprio dal non aver saputo resistere alla vista dei loro piedi piccoli e bellissimi. Nell’opera Le Pied de Fanchette (1769) mise al centro proprio quell’attrazione, ma la passione ritorna in molti altri suoi libri, da La vie de mon père a Monsieur Nicolas.
Questo intreccio tra vita e opera è tipico di Restif: non separava mai il proprio desiderio dalla propria scrittura. Il suo feticismo non era un segreto da nascondere, ma materia letteraria da esplorare, un atteggiamento sorprendentemente moderno. Chi voglia capire le radici culturali di queste inclinazioni troverà in lui un antenato dichiarato: ne abbiamo parlato più in generale nell’articolo dedicato al feticismo, i suoi tipi e la sua psicologia.
Le Nuits de Paris: un libro scritto inseguendo la Storia
Se c’è un’opera che incarna il Restif cronista, sono Les Nuits de Paris, ou le Spectateur nocturne. Un’impresa monumentale: oltre quattromila pagine, otto volumi, 411 “notti” numerate, pubblicate tra il 1788 e il 1794.
Ogni “notte” è un breve racconto di ciò che l’autore sostiene di aver visto vagando per Parigi al buio: aneddoti, incontri, drammi, scene comiche e tragiche, con titoli evocativi come “l’uomo dei conigli” o “le incongruenze notturne”. Ma la cosa più straordinaria è il metodo: negli anni della Rivoluzione, Restif scriveva e stampava quasi in tempo reale, di notte, su qualsiasi supporto avesse a portata di mano, per riuscire a correre dietro agli eventi. Le Nuits arrivano a raccontare perfino i massacri di settembre del 1792 quasi mentre accadevano. È stato definito, forse a ragione, uno dei primi esempi di libro-reportage della storia.
C’è anche un lato ambiguo, che rende il personaggio ancora più affascinante: secondo gli studiosi, quelle passeggiate notturne erano in parte legate al suo ruolo di informatore al servizio della polizia. Lo spettatore notturno era anche, forse, un occhio del potere. Un dettaglio che lo avvicina a un altro grande libertino con una doppia vita, l’agente segreto Andréa de Nerciat.
Il nemico di Sade
Impossibile parlare di Restif senza nominare il suo grande antagonista. Restif e il Marchese de Sade furono contemporanei, e si detestavano cordialmente. Rappresentavano due visioni opposte dell’eros e della morale.
Sade portava il desiderio verso la crudeltà, la trasgressione assoluta, la distruzione di ogni limite. Restif, al contrario, restava ancorato a un’idea di virtù, di riforma, di miglioramento sociale, anche quando scriveva di sesso. L’ostilità arrivò al punto che Restif compose un’opera, L’Anti-Justine (1793), concepita esplicitamente come contro-veleno alla Justine di Sade: voleva mostrare un erotismo, per così dire, “gioioso” e non crudele, opposto a quello del rivale.
Il contrasto tra i due è illuminante, perché segna i due poli entro cui si muoveva l’immaginario erotico di fine Settecento: da un lato la trasgressione nichilista, dall’altro la sensualità che voleva ancora conciliarsi con la morale e la società.
Monsieur Nicolas: l’autobiografia più impudica del secolo
L’opera che molti considerano il suo capolavoro è Monsieur Nicolas, ou le Cœur humain dévoilé (Il signor Nicolas, ovvero il cuore umano svelato), una sterminata autobiografia in sedici volumi pubblicata tra il 1794 e il 1797.
È un libro-fiume in cui Restif, ormai sessantenne, mette per iscritto i propri ricordi, le proprie idee etiche e sociali, i propri odi e soprattutto i propri innumerevoli amori, reali e immaginati. Alla maniera delle Confessioni di Rousseau, che ammirava profondamente, ma con una sincerità quasi impudica che spiazza ancora oggi. La particolarità è che Restif “sogna” la propria vita: mescola di continuo realtà e invenzione, al punto da riscrivere alcuni episodi della propria esistenza secondo scenari alternativi. Un’autobiografia che è anche, a tratti, un romanzo di sé stesso.
Accanto a questa, altre opere completano il ritratto: La vie de mon père, tenero omaggio al mondo contadino perduto, e Les Contemporaines, una galleria in decine di volumi di ritratti femminili del suo tempo. Restif descriveva le donne comuni, le artigiane, le popolane, con un realismo di costume che quasi nessuno praticava ancora.
Uno stile che divideva
Non tutti amavano Restif, e in particolare non lo amavano i puristi della lingua. Il suo stile torrenziale, disordinato, popolaresco, gli valse soprannomi al vetriolo: fu chiamato il “Voltaire delle cameriere” e il “Rousseau di strada”, a sottolinearne l’ambizione filosofica unita a una rozzezza che i critici raffinati non gli perdonavano.
Ma è proprio questa qualità a renderlo prezioso oggi. Il suo modo di guardare la realtà anticipò di oltre un secolo il naturalismo: descriveva il desiderio e la vita quotidiana della gente comune come parte ordinaria dell’esistenza, non come eccezione scandalosa. Dove i suoi contemporanei vedevano volgarità, noi possiamo vedere un pioniere del realismo.
Perché ricordarlo oggi
Restif de la Bretonne morì a Parigi nel 1806, povero e in parte dimenticato, dopo aver attraversato la Rivoluzione francese. Fu riscoperto molto più tardi, quando le avanguardie del Novecento, i surrealisti in particolare, ne apprezzarono la libertà e l’anticonformismo. Un altro cronista del desiderio, due secoli prima di lui, aveva fatto qualcosa di simile alla corte di Francia: ne parliamo nell’articolo su Brantôme e Le Dame Galanti. Allo stesso filone libertino appartiene, inoltre, Thérèse philosophe, il romanzo che univa sesso e filosofia illuminista.
Il fascino del personaggio è arrivato fino al cinema: nel film italo-francese Il mondo nuovo (1982) di Ettore Scola, Restif compare accanto a Casanova, interpretato da Marcello Mastroianni, tra i testimoni della fuga di Luigi XVI. Vale la pena tornare a lui non solo per la curiosità di aver coniato una parola che usiamo ogni giorno senza pensarci, ma perché la sua opera ci ricorda una cosa che tendiamo a dimenticare: che il desiderio, molto prima di diventare un genere di consumo, è stato materia di osservazione, di studio, persino di riforma. Restif guardava le prostitute e i feticisti, e sé stesso, con la stessa curiosità con cui un naturalista osserva il mondo. In un’epoca che sapeva solo condannare o eccitarsi, lui provava a capire.
Domande frequenti
Chi ha inventato la parola “pornografia”?
Il termine è attribuito a Restif de la Bretonne, che lo introdusse nel 1769 con il saggio Le Pornographe. In origine però non indicava contenuti espliciti, ma la scrittura sulle prostitute: il libro era un trattato per riformare e regolamentare la prostituzione, non un’opera oscena.
Cos’è il retifismo?
È il termine che indica il feticismo per i piedi e le scarpe, e prende il nome proprio da Restif de la Bretonne, che di questa attrazione fu uno dei primi testimoni consapevoli e la trasformò in materia letteraria, come nell’opera Le Pied de Fanchette.
Qual è l’opera più importante di Restif de la Bretonne?
Il suo capolavoro è considerato Monsieur Nicolas (1794-1797), una vasta autobiografia in sedici volumi. Molto rilevanti sono anche Les Nuits de Paris, cronaca notturna della città rivoluzionaria, e Le Pornographe, il trattato da cui nacque la parola.
Che rapporto c’era tra Restif e il Marchese de Sade?
Erano contemporanei e rivali dichiarati. Rappresentavano visioni opposte dell’eros: Sade la trasgressione crudele e assoluta, Restif un erotismo conciliato con la virtù e la riforma sociale. Restif scrisse L’Anti-Justine proprio come risposta polemica alla Justine di Sade.
Perché Restif de la Bretonne è importante nella storia della letteratura?
Per la sua sincerità autobiografica e per il realismo con cui ritrasse la vita quotidiana e la sessualità delle persone comuni, anticipando di oltre un secolo il naturalismo. Fu poi riscoperto e valorizzato dai surrealisti nel Novecento.
Mario Esposito scrive di cultura erotica, letteratura libertina e psicologia della sessualità per La Stanza Rossa. Il suo approccio tiene insieme rigore e curiosità, senza morbosità e senza moralismo.
