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Cultura Erotica

Pierre Louÿs: il poeta che inventò una poetessa greca e scrisse i libri che la Francia non voleva pubblicare

Marta Veneziani 13 min di lettura 11 Giugno 2026

Nel 1894, la comunità filologica europea fu scossa da una scoperta straordinaria. Un giovane poeta parigino di ventiquattro anni annunciava di aver trovato e tradotto i versi di una poetessa greca del VI secolo avanti Cristo, contemporanea di Saffo, di nome Bilitis. Le poesie erano state incise su tavolette di pietra in una tomba a Cipro. Il volume, corredato di note filologiche e di una elaborata prefazione accademica, convinceva esperti e lettori. Debussy ne fu talmente affascinato da comporne tre trasposizioni musicali per voce e pianoforte.

Bilitis non era mai esistita. Le poesie le aveva scritte lui, Pierre Louÿs, con una perizia stilistica tale da ingannare alcuni tra i più colti specialisti del tempo. Era una delle più raffinate mistificazioni letterarie del XIX secolo — e il suo autore era lo stesso uomo che, negli anni successivi, avrebbe riempito centinaia di pagine con un erotismo così radicale da non poter essere pubblicato mentre era in vita.

La convivenza di questi due poli — la raffinatezza accademica e il gesto trasgressivo totale — è la chiave per capire chi fosse davvero Pierre Louÿs, e perché la sua opera meriti ancora oggi una lettura seria.


La vita: Gand, Parigi, il Parnaso e il declino

Pierre-Félix Louis — il cognome diventerà “Louÿs” per ragioni estetiche, come si usava tra i parnassiani — nasce a Gand il 10 dicembre 1870. Cresce a Parigi in un ambiente borghese colto, frequenta il liceo Janson-de-Sailly dove stringe un’amicizia destinata a durare con André Gide — futuro premio Nobel e figura centrale della letteratura francese del Novecento.

La sua formazione è quella di un umanista classico: il greco e il latino non sono per lui materie scolastiche ma lingue vive, fonti inesauribili di riferimenti e modelli. Si forma nell’orbita del Parnaso — il movimento poetico francese che aveva come principio l’arte per l’arte, la perfezione formale, il rifiuto del sentimentalismo romantico. Ma subisce anche, come tutta la sua generazione, la fascinazione del Simbolismo.

Nel 1891, a ventuno anni, fonda la rivista letteraria La Conque, che diventa uno dei luoghi di incontro della giovane intellighenzia parigina. Sulle sue pagine pubblicano Mallarmé, Verlaine, Valéry, Gide stesso. Non è un piccolo risultato per un giovane sconosciuto.

La sua orbita intellettuale è densa di relazioni straordinarie. È amico intimo di Debussy, con cui condivide una sensibilità per l’esotismo antico e per la musicalità del linguaggio. È amico di José-Maria de Heredia, maestro parnassiano, di cui sposerà una delle figlie. Frequenta Mallarmé, Rodin, Maupassant. È al centro della Parigi letteraria degli anni Novanta — quel momento di straordinaria fertilità culturale che anticipa il Novecento.

Il declino è graduale ma inesorabile. Dopo i successi degli anni Novanta, Louÿs si chiude progressivamente. Perde la vista quasi completamente intorno ai quarant’anni, il che rende impossibile il lavoro letterario regolare. Vive in una povertà crescente, accumula debiti, si isola. Muore a Parigi il 4 giugno 1925, a cinquantaquattro anni, per enfisema polmonare. Viene sepolto al cimitero di Montparnasse.


Le Canzoni di Bilitis: la mistificazione come strategia letteraria

Les Chansons de Bilitis del 1894 è l’opera con cui Louÿs conquista la fama. Ma prima ancora di essere un libro di poesie, è un’operazione intellettuale complessa che vale la pena analizzare nei suoi meccanismi.

La struttura del libro imita pedissequamente le convenzioni filologiche dell’epoca: note al testo, avvertenza del traduttore, apparato critico. Louÿs costruisce una biografia immaginaria di Bilitis — originaria della Panfilia, vissuta a Lesbo nell’orbita di Saffo, morta a Cipro come cortigiana — e la elabora con dettagli convincenti. Come osserva la Treccani, le poesie «si ispirano agli epigrammi dell’Antologia Palatina, alternando, in una raffinata prosa poetica, preziose descrizioni paesaggistiche a momenti erotici di sapore estetizzante».

Perché inventare una poetessa greca invece di pubblicare semplicemente le proprie poesie? La risposta ha almeno tre livelli.

Il primo è estetico. Louÿs voleva scrivere poesia erotica con temi lesbici in un momento in cui tali temi erano di difficile pubblicazione in forma diretta. La maschera dell’antichità classica offriva una protezione: quello che sarebbe stato scandaloso scritto da un contemporaneo diventava accettabile come documento di una civiltà remota. La Grecia aveva autorizzato Saffo — poteva autorizzare anche Bilitis.

Il secondo è letterario. Il progetto è una dimostrazione di virtuosismo: dimostrare di saper imitare il tono, la sensibilità, la costruzione di una poetessa antica con tale precisione da ingannare gli esperti. Era una sfida tecnica — e Louÿs la vinse.

Il terzo è critico. La mistificazione è anche un gesto polemico verso il sapere accademico dell’epoca, verso l’autorità della filologia, verso la serietà con cui il mondo universitario trattava le proprie fonti. Louÿs stava dimostrando che si poteva fabbricare un classico, e che il sistema di verifica della cultura ufficiale aveva lacune imbarazzanti. La smascheratura, quando avvenne, era parte del progetto.

La critica successiva ha riconosciuto in Les Chansons de Bilitis un’opera che, al di là della beffa, ha un valore letterario autonomo. Debussy la conosceva bene quando compose le Trois Chansons de Bilitis nel 1897 — che piacesse o no sapere che Bilitis fosse un’invenzione, le poesie reggevano da sole.

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Afrodite: il romanzo di una Alessandria immaginaria

Con Aphrodite: mœurs antiques del 1896, Louÿs passa dalla poesia al romanzo. È un successo immediato e clamoroso — il libro vende decine di migliaia di copie in pochi mesi e lo consacra come uno degli scrittori più letti di Francia.

Il romanzo è ambientato nell’Alessandria dell’ultimo periodo tolemaico, e racconta la storia di Démétrios, scultore ateniese, e di Chrysis, cortigiana cipriota. La trama ruota intorno a un gioco di seduzione e di potere: Chrysis promette di darsi a Démétrios se lui le porterà tre oggetti — il pettine di una sacerdotessa, lo specchio di un’altra donna, e il monile di una statua della dea. Il gesto di procurare questi oggetti implica tre delitti. Démétrios li compie. Chrysis non mantiene la promessa.

Il romanzo è esplicitamente erotico — lo era già per gli standard del tempo, e fu letto e a volte sequestrato come tale. Ma il suo progetto è più sofisticato di quanto una lettura frettolosa riveli.

Louÿs costruisce una Alessandria pagana immaginaria come spazio di libertà assoluta — una città in cui la sessualità non è regolata da morale cristiana, in cui le cortigiane hanno uno status riconosciuto, in cui il corpo è oggetto di celebrazione estetica. È una critica alla morale borghese del suo tempo attraverso lo schermo dell’antichità — lo stesso dispositivo già usato con Bilitis.

La Treccani nota però che il romanzo «è povero d’interesse umano, perché tratta soltanto il motivo dell’amore sensuale, o piuttosto perché anche quest’unico motivo vi è trattato cerebralmente». È un’osservazione critica acuta: Louÿs è un grande costruttore di atmosfere e di stile, ma i suoi personaggi tendono alla bidimensionalità. Il suo mondo è più estetico che psicologico — più vicino a un quadro parnassiano che a un romanzo realistico.


La donna e il burattino: l’ossessione come dramma

La femme et le pantin del 1898 è un’opera diversa dalle precedenti — più breve, più concentrata, psicologicamente più intensa. È la storia di Concha, giovane spagnola di Siviglia, e di Mateo Diaz, uomo maturo che si innamora di lei fino all’ossessione.

Concha concede e nega, avvicina e respinge, in una danza di seduzione e umiliazione che porta Mateo progressivamente alla rovina. È un romanzo sull’ossessione erotica come forma di perdita di sé — e in questo senso anticipa alcune dinamiche che troveremo poi nel romanzo europeo del Novecento.

Il libro ha avuto tre trasposizioni cinematografiche celebri: Josef von Sternberg ne fece The Devil is a Woman nel 1935 con Marlene Dietrich, Luis Buñuel lo adattò nel 1977 con Cet obscur objet du désir, e Julien Duvivier ne girò una versione nel 1959. La persistenza di questo materiale nel cinema del Novecento dice qualcosa sulla sua capacità di intercettare qualcosa di fondamentale nel rapporto tra desiderio e potere.

La Treccani riconosce nel romanzo «una certa forza drammatica» — un riconoscimento non scontato da parte di una fonte che altrove mostra riserve sul valore letterario di Louÿs.


Le Avventure del Re Pausole: la utopia libertina

Les Aventures du Roi Pausole del 1901 è l’ultima opera pubblicata in vita da Louÿs e la più leggera di tono. È un romanzo fantastico e satirico ambientato in un regno immaginario dove il re ha trecento sessantasei mogli e dove l’unica legge è “non nuocere al prossimo, e poi fa’ quel che ti pare”.

È un’utopia libertina nel solco di Rabelais e di Théophile Gautier — ma con una vivacità ironica tutta sua. Il registro è quello della commedia invece che della tragedia o del dramma come nelle opere precedenti. Louÿs qui ride, e il riso ha la funzione che ha sempre avuto nella letteratura libertina: smontare le convenzioni morali attraverso l’assurdo.

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L’opera clandestina: Trois filles de leur mère e il Manuel de civilité

Qui entriamo nel territorio più difficile da analizzare — e quello più importante per capire la portata reale del progetto letterario di Louÿs.

Trois filles de leur mère fu scritto intorno al 1910 ma pubblicato clandestinamente solo nel 1926, un anno dopo la morte dell’autore, dall’editore René Bonnel — lo stesso che avrebbe pubblicato nel 1928 Histoire de l’œil di Bataille e Le Con d’Irène di Aragon. La collocazione editoriale non è casuale: Bonnel era l’editore della letteratura erotica radicale francese, e Trois filles de leur mère aveva trovato la sua casa naturale.

Il critico Jean-Paul Goujon — il maggiore studioso dell’opera di Louÿs — ha scritto che «la forza di questo romanzo non viene dal suo eventuale valore autobiografico, ma dalla trasgressione costante che vi si manifesta» e che costituisce «la profanazione e la derisione più totale di quell’universo borghese a cui apparteneva l’autore».

Questa è la chiave interpretativa corretta: il libro è un atto di violenza simbolica contro la borghesia — contro i suoi codici morali, contro le sue convenzioni sessuali, contro la sua ipocrisia. Louÿs era figlio della borghesia parigina colta, frequentava i suoi salotti, viveva nelle sue case. E scriveva, di notte, nei cassetti, l’antitesi radicale di tutto quello.

Il Manuel de civilité pour les petites filles à l’usage des maisons d’éducation è il complemento satirico: un manuale di buone maniere che, nel rovesciamento sistematico, trasforma ogni norma di comportamento in trasgressione erotica. È un pastiche delle guide di educazione dell’epoca — e funziona esattamente come funzionano le migliori parodie: smontando il modello copiandone la struttura, rivelando nell’operazione di copia tutta l’ipocrisia nascosta nell’originale.

Perché Louÿs scrisse questi testi senza pubblicarli? Le ragioni documentate sono almeno due. La prima è pratica: erano inpubblicabili nel clima culturale dell’epoca — non per ragioni estetiche ma per il rischio di processo. La seconda è probabilmente temperamentale: Louÿs amava la doppia vita letteraria, la separazione tra l’opera pubblica e quella privata, tra il poeta parnassiano e il trasgressore radicale.

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Il sottotesto: cosa dicono davvero questi libri

Guardando l’opera di Louÿs nella sua totalità, emerge un progetto intellettuale coerente che va al di là del semplice scandalo.

Il classicismo come maschera critica. Dalla Grecia di Bilitis all’Alessandria di Afrodite, il ricorso all’antichità non è nostalgia — è una tecnica. L’antichità pagana offre uno specchio attraverso cui guardare la modernità borghese e rivelarne i limiti, le ipocrisie, le rimozioni. Ogni volta che Louÿs descrive un mondo in cui la sessualità è libera e celebrata, sta implicitamente criticando il mondo in cui vive.

Il corpo come territorio politico. In tutte le opere di Louÿs, il corpo — e in particolare il corpo femminile nel suo desiderio — è un territorio di resistenza. Le sue donne desiderano, scelgono, esercitano potere attraverso la sessualità. Sono lontanissime dalla donna passiva e pudica che la cultura borghese di fine Ottocento prescriveva. In questo senso l’opera di Louÿs è anche un documento sulle fantasie di trasgressione di un’intera classe sociale.

L’ironia come difesa e come arma. Louÿs è uno degli scrittori più ironici della sua generazione. Il Manuel de civilité è interamente costruito sull’ironia — e l’ironia è sempre una forma di distanza critica dal proprio materiale. Anche quando il contenuto è il più esplicito possibile, la presenza dell’ironia segnala che stiamo di fronte a un autore consapevole dei propri mezzi e dei propri obiettivi.

La questione dello stile. Una delle cose più notevoli dell’opera erotica di Louÿs — riconosciuta anche dai critici meno entusiasti — è la qualità della scrittura. Il critico Jean-Paul Goujon ha evidenziato «la vivacità dei dialoghi, la precisione del linguaggio, l’ironia di certe battute». Louÿs non scrive erotismo come esercizio meccanico — ci porta la stessa attenzione stilistica che porta alla poesia. Questo non lo rende migliore né peggiore: lo rende diverso, e più interessante da analizzare.


Il posto di Louÿs nella storia della letteratura erotica

Louÿs si colloca in un punto preciso della genealogia della letteratura erotica francese — tra il libertinismo del Settecento (Sade, Nerciat, Laclos) e l’avanguardia del primo Novecento (Bataille, Apollinaire, Aragon). Non è né l’uno né l’altro: è un ponte.

Come gli scrittori libertini del Settecento, usa l’erotismo come strumento di critica sociale e morale. Come gli avanguardisti del Novecento, porta l’erotismo verso l’estremo, verso il punto in cui la trasgressione diventa sistema. Ma lo fa con gli strumenti del Parnaso — la cura formale, il classicismo — che appartengono a un’epoca diversa.

Come nota la Treccani, «forse la fama assai vasta di cui egli godette in vita si deve più al carattere licenzioso dei soggetti che alla perizia e finezza dell’artista». È un giudizio parzialmente giusto: Louÿs è stato letto per le ragioni sbagliate da molti dei suoi lettori. Ma questo non significa che le ragioni giuste non esistano.

La sua opera clandestina — pubblicata postuma, circolata per decenni in edizioni proibite — ha esercitato un’influenza sotterranea sulla letteratura erotica del Novecento che non è stata ancora completamente mappata. René Bonnel, il suo editore postumo, è lo stesso editore di Bataille: la catena non è casuale.

Rileggere Louÿs oggi significa farlo con consapevolezza di quello che è — un autore di fine Ottocento, con i limiti e i presupposti di quel mondo, e con una lucidità critica sulla propria epoca che lo rende ancora interessante. Non è un autore da celebrare senza riserve — ma è un autore che merita di essere letto, analizzato, e collocato nel posto che gli spetta nella storia della letteratura.


Le opere in italiano

Alcune opere di Louÿs sono disponibili in traduzione italiana. Le canzoni di Bilitis è stata pubblicata in diverse edizioni, tra cui quella Mondadori. Afrodite è disponibile sempre Mondadori. La donna e il fantoccio ha avuto edizioni italiane. Le opere clandestine hanno circolato in edizioni di piccoli editori specializzati.

Per chi vuole avvicinarsi all’autore, il punto di ingresso naturale rimane Le canzoni di Bilitis — l’opera più accessibile, più rifinita stilisticamente, e quella che meglio introduce il progetto intellettuale complessivo.

M
Marta Veneziani

Critica culturale con vent'anni di letture sull'erotismo come fenomeno letterario, artistico e storico. Legge in italiano, inglese e francese e trova il filo erotico ovunque — in un romanzo premio Booker, in una stampa giapponese del Settecento, in un film di Rohmer. Scrive di letteratura, fotografia, cinema e storia dell'erotismo con la stessa serietà con cui si scrive di qualsiasi altra forma di cultura. Non si prende troppo sul serio — che è l'unico modo per scrivere di sesso in modo davvero serio.